Viti, bulloni e rondelle: perché pagare un fotografo?

Il lavoro invisibile dietro le immagini semplici

Fotografare un prodotto su fondo bianco sembra semplice.
Un fondale, due luci, una macchina fotografica. Fine.

È il tipo di immagine che fa pensare:
“Questo posso farlo anch’io”.

Ed è proprio lì che nasce l’equivoco.

La difficoltà di un’immagine non è sempre visibile nel risultato finale.

Nel lavoro di un fotografo capita spesso di dover realizzare immagini tecnicamente pulite, apparentemente elementari.
Oggetti isolati, fondo neutro, nessun effetto.

La complessità non sta nello scatto.
Sta in tutto quello che succede prima.

Uno degli aspetti più sottovalutati è lo styling:
la disposizione degli oggetti nello spazio per renderli leggibili, ordinati, coerenti.

Non è un’operazione creativa nel senso comune del termine.
È un lavoro di precisione.
E soprattutto, di pazienza.

In un catalogo tecnico, per esempio, non c’è un solo prodotto da fotografare.
C’è spesso un insieme di componenti: viti, bulloni, rondelle.
Decine di elementi minuscoli che devono apparire chiari, allineati, riconoscibili.

Ogni elemento fuori asse rompe l’immagine.
Ogni disordine, anche minimo, si amplifica.

Il tempo non viene speso a “fare la foto”.
Viene speso a far stare insieme le cose.

È questo il punto che spesso sfugge.

Due immagini possono sembrare identiche a colpo d’occhio.
Ma una è il risultato di un equilibrio costruito pezzo per pezzo,
l’altra è solo un oggetto fotografato.

La differenza non è spettacolare.
È silenziosa.

Molte immagini sembrano semplici perché qualcuno ha fatto in modo che lo fossero.

E quando il lavoro è fatto bene,
il lavoro sparisce.

Restano solo viti, bulloni e rondelle.
Al loro posto.

Articoli Recenti

Categorie

Questo Blog

Scrivo di immagine, comunicazione e contenuti visivi.

Riflessioni su scelte progettuali, tecniche e di metodo che nel lavoro quotidiano restano invisibili.